Conservare il pane

Brissogne, 2015. I pani dopo esser usciti dal forno si ponevano nelle gerle per portali al solaio. Sonia Démé

Poiché il pane era prodotto una volta all’anno, la sua conservazione era di basilare importanza; il metodo usato era quello dell’essiccazione.

Era richiesto un ambiente secco in quanto l’assenza di umidità permetteva di conservare il pane anche per anni. Per ovvi motivi ciò non succedeva, il problema era purtroppo quello di razionare la produzione sino alla prossima infornata.

L’ambiente ideale per la conservazione era il solaio; si ponevano i pani appena sfornati su apposite rastrelliere di legno, i ratelé, appese al soffitto; talvolta si conservavano in una camera secca e ventilata.

Queste rastrelliere potevano essere semplici o doppie, a seconda se con due o quattro filari di traversine. Si presentava talora il problema dei pani troppo lievitati che non si infilavano nelle traversine.

Le rastrelliere potevano essere verticali o orizzontali, anche la loro lunghezza variava.

Gli uccelli o i topi che riuscivano ad arrampicarsi sulle travi del tetto e a scendere lungo le  rastrelliere potevano costituire un problema,  per sopperire al quale si costruivano ombrelli di lamiera che si ponevano a riparo delle stesse.

Valsavarenche, 2015. Rastrelliera, Ratelé. Stefania Chabod

 

Glossario:

portapane sospeso Ratelì/pan-atì/ rahelì/ratelé
ratelier supporto che serviva a far seccare il pane di segale.  Ratelé
bastoncini rotondi in legno che supportano i pani di segale.    Le den di ratelé