Pane & Bambini

La Salle, 2015. Il gréichèn. Beneyton Cristina

L’anno agrario iniziava con la festa di Sant’Antonio, con quindici giorni di ritardo rispetto a Capodanno che quindi diventava una festa non particolarmente sentita. Capodanno era comunque il giorno delle strenne riservate rigorosamente ai bambini che auguravano felice anno agli adulti con la filastrocca ‘tchica de trèina d’an, n’i panco vu-nèn pe sit an’ una strenna per il nuovo anno, non ne ho ancora avute per quest’anno’1.

Per i bambini il giorno dei regali era però un altro: San Nicola (6 dicembre) per la comunità walser di tradizione germanica e l’Epifania, giorno dei Re Magi, per tutti gli altri.

Il momento della cottura del pane era un’importante occasione per stare insieme  anche per i bambini, che aspettavano l’evento con trepidazione. Nella penombra e al caldo nei locali del forno lottavano contro il sonno in attesa di vedere sfornare i loro piccoli speciali pani. Spesso per alcuni di loro era l’unica occasione per mangiare qualcosa di dolce.

“Da noi non si facevano né il gréichèn né altri dolci, non c’erano soldi per farli; quando il pane era molto duro, per noi bambini lo si metteva nell’acqua o nel latte per ammorbidirlo».(Lidia Perrod, Courmayeur, 12/12/2011)
Sovente il dolce consisteva  soltanto in un pezzo di pane e burro: quando il burro era fuso al punto giusto, la mamma vi inzuppava alcuni pezzetti di pane nero duro che poi estraeva subito. Era poco, tuttavia si trattava già di una prelibatezza. (Gignod)

Aosta, 2015. Concorso.

Gli adulti impastavano, oltre al classico pane di segale, alcune forme zuccherate. Ai pani dolci si davano differenti forme, che ricordavano galletti o altri animali e i  bambini aiutavano mettendo fagioli o pezzetti di carbone al posto degli occhi. Con un rametto di legno si disegnavano le ali oppure quadratini, fiori, stelle. Per le bambine si cuocevano dolci a forma di bambola o di treccia.

“ Autrefois on faisait des flantse. Pour ce faire il fallait préparer des pâtons avec très peu de levain et façonner la pâte assez dure pour qu’elle ne lève pas. Ces pains ne gonflaient pas, ils restaient plats “.

“Una volta si cuocevano le flantse, si doveva preparare un impasto con poco lievito e lavorare la pasta di modo che restasse un po’ dura per non farla lievitare. Questi pani non gonfiavano, restavano piatti”.

“Per fare le flantse si aggiungeva del latte, delle volte un po’ di farina di frumento e zucchero oppure dell’olio di mais ma non troppo altrimenti i pani diventano rancidi.  Si facevano anche i flantchón, erano la stessa cosa ma di pezzatura più piccola”. (Rosina Thomasset, Saint-Nicolas, 2015)
A Cogne s’impasta da sempre il mécoulìn, un tipico pane dolce, di origine antichissima,  fatto di farina, latte, panna, uvetta, liquore, di cui più avanti si riporta la ricetta.

“Oltre al pane ordinario si producevano le mecque, pane dolce con castagne, nocciole, noci e a volte semi di carvi che lo rendevano più digeribile”. (Mario Vassoney 1993)

 

La storia delle ‘piate’

Le Piate di Issogne

Il nome della “piate” dolce di Issogne è legato a quello di Assunto Dublanc (Arnad 1931- Issogne 1999), che verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso, le ha riscoperte e fatte conoscere a tutta la Valle. Nella frazione in cui abitava (Les Mariettes di Issogne) era stato costruito dal nonno della moglie Romana, un forno a legna che,  benché privato, era utilizzato da altre famiglie dei dintorni. Queste venivano a cuocere il pane nero per l’uso domestico, a volte arricchendolo con burro, zucchero e frutta o con verdura e salumi. Dopo molti anni che il forno era inattivo, Assunto decise di produrre del pane da vendere, che gli permettesse di integrare il suo stipendio da operaio, unica fonte di sostentamento della numerosa famiglia. L’idea non era quella di fare del pane comune, ma qualcosa di originale pur ispirato alla tradizione locale. Lui stesso era stato colpito dalla diversità dei prodotti che le persone che venivano al forno portavano con sé, che poi mescolavano all’impasto o disponevano sulla sua superficie prima della cottura. Spesso, le forme erano quelle di bambole o di visi: in questo caso l’impasto era dolce, con zucchero e a volte uvetta. Tutto naturalmente era a base di farina di frumento integrale. Si usava mescolare anche, come detto, salumi, ortaggi e spezie.

Dopo vari tentativi, Dublanc decise di produrre il miccot, pane con castagne secche, diffuso anche in altre zone della Valle d’Aosta, e i due prodotti maggiormente ispirati alla tradizione locale: la “piata” dolce e la “piata” salata.

La prima, sottile, conteneva tanto burro, uvetta, e noci nell’ impasto, mele e una glassa di zucchero sulla superficie, di forma rettangolare.

La seconda conteneva aglio e sale ed era profumata con il cumino (tseurio in patois); era dura e aveva una forma bassa circolare, con tagli sulla superficie a formare numerosi rombi.

La varietà dolce, rispetto a quella analoga che si produce oggi era più sottile e conteneva più burro, oltre ad essere rettangolare e non ovale.

Entrambe, dolce e salata, appartenevano di fatto alla tradizione, con la differenza  che una volta, siccome erano prodotte per il consumo familiare, avevano forme e ingredienti diversi che si adattavano ai gusti e alle disponibilità delle diverse famiglie.

Assunto ha cercato di realizzare prodotti adatti alla vendita, individuando quindi ingredienti e caratteristiche estetiche rimasti poi costanti nel tempo.

Grazie a lui, che ha partecipato a numerose fiere di prodotti locali e ricevuto vari premi, le piate sono state apprezzate anche fuori dalla nostra regione.

All’ inizio la piata dolce era chiamata “focaccia valdostana”, ma il nome con il quale è sempre stata conosciuta è Piata d’ Issogne

Le piate oggi

Oggi la piate, sia dolce che salata, viene prodotta dal panificio locale e da alcune famiglie che hanno ripreso l’uso di cuocerla quando si prepara il pane di segale o di frumento nei  tradizionali forni di famiglia.

Gastronomia

TROVA L ‘INTRUSO Rhêmes-Notre-Dame 2015. Fabio Vauthier

 

Glossario

Pane per bambini  Poulicco, dzeleunna, pouetta, trèhe
Pane dolce   Flantse/flantsòn/gréichèn/ mecque/micooula/mécoulìn
Pane dolce con frutta secca, burro e zucchero  Le gréichèn (Valdigne)
Pane dolce con frumento, latte, zucchero  Flantse/flantchón (Saint-Nicolas)
Pane dolce con castagne, nocciole, noci  Mecque
Pane dolce con farina di frumento, farina di segale, castagne, fichi, noci, uvetta  La micooula (Hône)
Pane dolce con burro, zucchero e frutta  Le piate dolci (Issogne)
Pane con castagne secche  Micot (Issogne)
Pane dolce con latte, panna, uova, uvetta  Lou mécoulìn (Cogne)